Agente di commercio: è compreso l’intermediario di software

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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Con sentenza 742/2021, la Corte di Giustizia UE è intervenuta in materia di fornitura di software, stabilendo che tale fornitura – sebbene effettuata solo per via elettronica e non su supporto materiale – può essere considerata quale fornitura di un “bene” ai sensi della direttiva sugli agenti commerciali 653/86.

Il caso, instaurato nel 2018, è giunto alla CGUE dalla Corte Suprema inglese, la quale a sua volta ha ricevuto il ricorso presentato da un agente – attivo nella fornitura elettronica di software – avverso la sentenza resa dalla Corte d’appello inglese.

Nel dettaglio, la Corte d’appello aveva ritenuto che il software fornito ad un cliente elettronicamente non costituisse un “bene” ai sensi della direttiva sugli agenti di commercio, in quanto fornito tramite un’e-mail con un link di rimando, sostanziandosi quindi in un “bene immateriale”.

La Corte d’appello aveva quindi ritenuto che l’agente non rientrasse in realtà nella categoria di “agente commerciale” proprio perché il software che stava promuovendo e vendendo non era di fatto un “bene”. Di conseguenza, non veniva riconosciuto al ricorrente il diritto all’indennità richiesto al momento della risoluzione del contratto di agenzia da parte del preponente.

Giunta la questione innanzi alla Corte Suprema, questa si è rivolta alla Corte di Giustizia Ue chiedendo sostanzialmente se la nozione di «vendita di merci» di cui all’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 86/653 debba essere interpretata nel senso che essa possa applicarsi alla fornitura di software al cliente per via elettronica dietro pagamento di un prezzo, allorché tale fornitura è accompagnata dalla concessione di una licenza perpetua per l’utilizzo dello stesso software.

La CGUE per quanto riguarda il termine «merce» ha stabilito tra l’altro che secondo la giurisprudenza della Corte, con esso devono intendersi prodotti pecuniariamente valutabili e come tali atti a costituire oggetto di negozi commerciali (v., in tal senso, sentenza del 26 ottobre 2006, Commissione/Grecia, C‑65/05, EU:C:2006:673, punto 23 e giurisprudenza ivi citata).

Un software può poi essere qualificato come «merce», a prescindere dal fatto che sia fornito su supporto fisico o, come nel caso in esame, per via elettronica mediante scaricamento.

Secondo la Corte la nozione di «vendita di merci» di cui all’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 86/653/CEE sull’agenzia commerciale, deve essere interpretata nel senso che essa può applicarsi alla fornitura di un programma informatico al cliente per via elettronica dietro pagamento di un prezzo, allorché tale fornitura è accompagnata dalla concessione di una licenza perpetua di utilizzo dello stesso programma informatico.

La Corte di giustizia dell’Unione europea resta competente a pronunciarsi in via pregiudiziale sulle domande presentate dai giudici del Regno Unito prima della fine del periodo di transizione. Nel presente caso la Corte Suprema inglese recepirà quindi la pronuncia della CGUE essendo stata presentata la relativa domanda prima della fine del suddetto periodo.

Pertanto, la sentenza della CGUE si applicherà sia in UK sia nell’attuale UE post -Brexit con la conseguenza pratica che gli agenti europei che promuovono la vendita di software godranno senza dubbio di un quadro di tutela se non allargato perlomeno più chiaro grazie alla protezione garantita loro dalla direttiva in esame con conseguente diritto -se ricorrono le condizioni previste dalla Direttiva CEE 86/653- a ricevere l’indennità di fine rapporto prevista all’art.17 della Direttiva al momento della cessazione del contratto di agenzia.

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