Overview sulle sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia e sulle sanzioni russe contro l’Europa

1.Le sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia 

La Federazione Russa è obiettivo del regime sanzionatorio disposto dall’Unione Europea, a seguito della controversia territoriale instauratasi tra Russia ed Ucraina, tramite l’adozione del Regolamento UE n. 269/2014 del 17 marzo 2014 e successive modifiche ed integrazioni.

Nonostante destinatari delle sanzioni europee siano anche esponenti politici e militari russi colpevoli di aver violato “l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”, le misure che presentano il maggiore impatto sul commercio tra Stati membri dell’UE e Russia colpiscono direttamente l’attività di imprese e banche di diritto russo.

Secondo quanto disposto dal Regolamento 833/2014 così come modificato dal Regolamento 960/2014, le imprese europee non possono fornire i beni e le tecnologie dual-use – nonché l’assistenza tecnica e finanziaria relativa- di cui all’Allegato I del Regolamento 428/2009 del 5 maggio 2009[1] (che disciplina le modalità di trasferimento dei beni a duplice uso al di fuori dell’UE) a determinate imprese russe che operano  nei settori dell’optoelettronica, dell’ingegneria meccanica per fini civili e militari, della produzione di armi leggere, munizioni, sistemi anticarro e antiaerei. Viene fatta salva, tuttavia, l’esecuzione dei contratti conclusi – tra le imprese europee e le imprese russe sanzionate – prima del 12 settembre 2014.

In tutti gli altri casi, l’autorizzazione all’esportazione in Russia di beni e tecnologie  dual-use può essere concessa dalle autorità competenti (per l’Italia, consultare http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Europea/Deroghe.htm) quando queste abbiano fondati motivi per ritenere che l’utente finale del trasferimento non abbia una connotazione militare o non operi negli altri settori “sensibili”. Ad esempio, le autorità competenti potrebbero negare un’autorizzazione qualora ritenessero che l’esportazione in Russia di determinate tecnologie favorirebbe le attività di prospezione e produzione petrolifera in acque profonde, la prospezione e produzione petrolifera nell’Artico o progetti sull’olio di scisto in Russia.

Rilevanti anche le restrizioni riguardanti gli strumenti finanziari con scadenza superiore a 90 giorni, emessi tra il primo agosto 2014 ed il 12 settembre 2014, e con scadenza superiore a 30 giorni, se emessi dopo il 12 settembre 2014. Questi valori mobiliari e strumenti del mercato monetario, se emessi dalle cinque principali banche russe o da enti da queste controllati[2], non possono essere compravenduti dagli operatori europei.

Allo stesso modo, la compravendita di titoli con scadenza superiore a 30 giorni ed emessi dopo il 12 settembre 2014 è vietata agli operatori europei quando la controparte sia una persona giuridica stabilita in Russia che eserciti la propria attività nell’ambito della produzione e vendita di materiali e servizi militari oppure il cui fatturato sia determinato – per almeno il 50% – dalla vendita/trasporto di petrolio e prodotti petroliferi  (è il caso del colosso Gazprom) oppure un ente stabilito fuori dal territorio europeo ma posseduto per più del 50% da una delle entità con sede in Russia di cui sopra.

In conclusione, dal 12 settembre 2014, gli operatori europei non possono erogare prestiti con scadenza superiore a 30 giorni  alle entità oggetto dei summenzionati divieti.

2.Le sanzioni contro la Crimea

Le imprese europee non possono importare merci provenienti dalla Crimea o da Sebastopoli ed è parimenti vietata la fornitura di assistenza finanziaria (tra cui, servizi di assicurazione e riassicurazione) relativa a tali importazioni. Resta comunque salva l’esecuzione –  fino al 26 settembre 2014 – dei contratti commerciali conclusi prima del 25 giugno 2014; a tal fine, la parte europea deve notificare l’attività di importazione all’autorità competente con un anticipo minimo di dieci giorni lavorativi. Un’altra eccezione al divieto di importazione riguarda le merci, provenienti dalla Crimea o da Sebastopoli, per le quali le autorità ucraine hanno emesso un certificato di origine a norme dell’accordo di associazione UE-Ucraina (Consiglio dell’Unione Europea, Regolamento 692/2014, art. 3).

Le sanzioni europee colpiscono anche lo sviluppo, in Crimea e a Sebastopoli, delle infrastrutture nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia (petrolio, gas, minerali). Gli istituti di credito europei non possono concedere finanziamenti relativi a tale attività di sviluppo e le imprese europee non possono avviare joint venturescon imprese o acquisire partecipazioni in società stabilite in Crimea o a Sebastopoli impegnate nello sviluppo delle infrastrutture nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia. Parallelamente, le imprese europee non possono trasferire in Crimea e Sebastopoli le attrezzature e le tecnologie chiave relative ai settori summenzionati[3]; sarà tuttavia possibile, fino al 28 ottobre 2014, l’esecuzione dei contratti conclusi prima del 30 luglio 2014 (Consiglio dell’Unione Europea, Regolamento 825/2014, art. 2 quater).

3.La risposta sanzionatoria della Russia

Come conseguenza della vasta portata delle misure europee, il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha adottato il Decreto 560 del 6 agosto 2014, contente  l’invito – rivolto a persone ed entità sotto la giurisdizione russa – a limitare o interrompere per un anno il compimento di “operazioni di commercio internazionale che implichino l’introduzione nel territorio della Federazione di determinati prodotti, materie prime e generi alimentari agricoli” originari, tra gli altri, dell’Unione Europea.

La lista dei prodotti sanzionati, consultabile su http://ec.europa.eu/agriculture/russian-import-ban/pdf/list-of-banned-products-20-08-2014_en.pdf, è contenuta nella Risoluzione governativa n. 778 del 7 agosto 2014 così come modificata dalla Risoluzione 830 del 20 agosto 2014, consultabile su http://government.ru/en/docs/14392/ . Si tratta principalmente di carne bovina, carne di maiale, pollame, pesce, crostacei e molluschi, latte e latticini, frutta, verdura e noci e prodotti vari.

Avv. Marcello Mantelli e Dott.ssa Giulia Levi

[1] Tra questi beni rientrano, ad esempio, materiali nucleari, calcolatori, sensori, laser, materiale navale e aerospaziale.

[2] Sberbank, VTB Bank, Gazprombank, Vnesheconombank, Rosselkhozbank.

[3] Le attrezzature e tecnologie in questione sono elencate nell’Allegato III e vi rientrano, ad esempio, tubi senza saldatura utilizzabili per oleodotti e gasdotti, di ferro o di acciaio con diametro inferiore o uguale a 168,3 mm.

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