Rischio Paese: se lo conosci lo eviti

Il Rischio Paese è l’insieme dei potenziali rischi che corre un investitore privato quando investe in un qualsiasi Paese estero ed è principalmente costituito da:
Rischio sovrano che riguarda la capacità del Paese estero di onorare i propri impegni verso gli investitori che acquistano i propri titoli pubblici; e
Rischio di trasferimento che riguarda le restrizioni sui movimenti di capitali e sul rimpatrio di dividendi e profitti di operatori economici privati.

Altri fattori di rischio che possono incidere sugli investimenti all’estero e sulle vendite internazionali sono:
i) Il Rischio politico: eventi di natura non economica derivanti da conflitti interni o esterni o atti unilaterali del governo del paese estero; ad esempio: espropri o nazionalizzazioni;
ii) Il Rischio economico: grado di apertura dell’economia verso gli altri Paesi (si veda ad esempio la Cina prima e dopo la propria apertura agli scambi internazionali);
iii) Il Rischio di cambio: fluttuazioni dei cambi
iv) Il Rischio di posizione: effetti di contagio che possono derivare dalla vicinanza geografica con Paesi instabili dal punto di vista politico o economico.

Quali rischi vanno tenuti presenti caso per caso?
Dipende dalla specifica operazione economica che si vuole realizzare: una vendita internazionale sarà esposta al rischio di un blocco di trasferimento dei fondi- nonostante il compratore estero sia solvibile- a causa di una disposizione della Banca Centrale del Paese del compratore.

Nel caso invece di partecipazione ad un appalto internazionale per realizzare infrastrutture o impianti, il rischio dell’appaltatore sarà quello del possibile recesso dal contratto del committente pubblico, a causa del verificarsi del fattore rischio politico.

Nel caso poi di investimenti in partecipazioni societarie all’estero l’investitore italiano potrà essere soggetto ad espropri o nazionalizzazioni o al blocco del rimpatrio dei propri dividendi.

TRE CONSIGLI PER CONTROLLARE E SUPERARE IL RISCHIO PAESE
Facendo attenzione alla propria situazione specifica è consigliabile:
1. Monitorare il rischio Paese attraverso le migliori organizzazioni
Ad esempio la Sace può fornire gratuitamente e velocemente un primo efficace livello di controllo (www.sacesimest.it).  Ulteriori fonti di informazioni sono poi i seguenti siti web:
Fondo Monetario Internazionale (www.imf.org)
World Bank (www.worldbank.org
OCSE (www.osce.org/it)

2. Redigere contratti su misura per la specifica operazione economica
Nel contratto tailor made, tra gli altri aspetti, occorrerà prevedere pagamenti anticipati prima della messa in produzione della merce o pattuire pagamenti mediante lettere di credito, ma con la fondamentale aggiunta della conferma di una primaria banca italiana sulla lettera di credito, pattuizione che permetterà di superare il rischio Paese derivante da un eventuale blocco dei trasferimenti valutari.
In questo caso obbligata al pagamento rimarrebbe infatti la banca confermante italiana, nonostante il blocco dei trasferimenti.
Per operazioni di elevato importo potrà poi essere oggetto di analisi il forfaiting (sostanzialmente consiste nella vendita del proprio credito verso l’importatore rateizzato tramite titoli di credito ad una banca forfaiter verso una commissione), operazione con la quale il rischio Paese viene accollato sul forfaiter.

3.Stipulare un’assicurazione sul rischio politico
L’assicurazione in questione è da valutare caso per caso in relazione all’importo del credito commerciale in gioco. In Italia questo genere di coperture è offerto dalla @Sace: www.sacesimest.it.

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

#rischiopaese, #appaltointernazionale, #venditainternazionale, #letteradicredito, #forfaiting.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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