Space economy: crescono le opportunità di investimento nel settore aerospaziale

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

Astropeneurs”: così viene chiamata la nuova generazione di imprenditori che negli ultimi anni hanno dato vita all’industria spaziale privata. A partire dai pionieri Elon Musk, Jeff Bezos e Richard Branson, la progressiva apertura di servizi – prima accessibili solamente alle istituzioni – a soggetti privati ha permesso lo sviluppo di un settore che ad oggi vale 430 miliardi di dollari e che punta, nei prossimi dieci anni, ad arrivare ad un valore di mille miliardi.

Di questo enorme giro di affari, l’80% deriva da aziende di tipo prettamente commerciale. In questo modo, la c.d. new space economy – consistente nel nuovo modo di sviluppare il settore spaziale attraverso accessibilità e digitalizzazione – rappresenterà una nuova fonte per attività commerciali inedite, con occasioni importanti anche per l’industria italiana (si pensi all’attività nell’aerospace già svolta dalla Altec di Torino).

Il nostro Paese, a ben vedere, può infatti giocare un ruolo di primo piano, non soltanto per la presenza consolidata di varie imprese attive nel settore, ma soprattutto per l’elevata expertise tecnologica presente in Italia, che rende il Paese il secondo polo d’Europa e il sesto a livello mondiale nel settore aerospaziale.

In tal senso, sono due i principali campi di investimento nell’aerospazio: uno upstream, che è la tecnologia che serve per andare nello spazio e produrre servizi tramite lo spazio, e uno downstream, ovvero i servizi che si possono fornire a terra, captando i dati dallo spazio (si pensi all’ambizioso progetto Starlink di Elon Musk, ossia una rete di satelliti che offriranno servizi di telecomunicazioni in tutto il mondo, inclusi oceani e deserti).

Tuttavia, nel constatare i rapidi e importanti passi in avanti nel settore aerospaziale, va tenuto a mente che al momento manca una chiara e completa regolamentazione del diritto spaziale.

Di conseguenza, la crescente possibilità di investire nello spazio trova ad oggi un grande ostacolo nell’assenza di una disciplina relativa ai futuri contratti commerciali spaziali o al possibile contenzioso su questioni giuridiche spaziali.

Anche per l’industria ed il commercio che si svilupperanno per lo spazio occorrerà, infatti, predisporre contenuti per contratti spaziali internazionali su misura e completi, che consentano ai principali players economici di operare in un quadro di certezza.

Solo in questo modo, infatti, le opportunità offerte alle imprese della filiera spaziale garantiranno lo sviluppo di un business sicuro e al passo con l’innovazione tecnologica.

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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