Trasporti internazionali, consegna della merce e passaggio del rischio: 3 errori da evitare

Nel contesto del commercio internazionale, con interlocutori che parlano lingue diverse, che operano in mercati spesso assai distanti, non soltanto con riferimento alla collocazione geografica ma anche agli usi, costumi e cultura, si è reso gradualmente sempre più necessario condividere strumenti universalmente conosciuti e riconosciuti con lo scopo di pattuire con un elevato grado di certezza le modalità di trasporto e resa della merce.

Rinviando a quanto precedentemente detto sul tema degli Inconterms® della ICC, per quanto concerne i necessari approfondimenti, occorre qui porre ulteriormente l’attenzione sulla necessità di identificare all’interno di un contratto di vendita internazionale, con assoluta certezza, il termine di consegna della merce e il momento del passaggio del rischio, evitando di incorrere in errori che molto spesso finiscono per pregiudicare il buon fine dell’operazione.

Il primo degli errori da non commettere nel contesto della negoziazione di un contratto internazionale di vendita – o di distribuzione – consiste nel non definire con assoluta certezza il tempo della consegna della merce, come al contrario occorrerebbe fare indicando, ad esempio, la data oppure il periodo di tempo determinato o determinabile secondo il contratto entro il quale adempiere a tale obbligo.

Infatti, in mancanza di specifici accordi, nel caso – altamente probabile – in cui il contratto sia regolato dalla Convezione  di Vienna,  il venditore sarà tenuto a consegnare la merce “entro un tempo ragionevole dalla conclusione del contratto”.

È evidente che l’indeterminatezza di tale momento e la conseguente discrezionalità del Giudice eventualmente chiamato a stabilirlo, contengono in sé un alto rischio di conseguire risultati non previsti e il più delle volte non graditi all’esportatore italiano.

A tale proposito, è inoltre auspicabile, e qui veniamo al secondo errore da non commettere, definire nel contratto se il termine fissato per la consegna della merce rivesta o meno valore essenziale e se, il mancato rispetto, possa giustificare la risoluzione del contratto per inadempimento oppure costituire oggetto di una richiesta di risarcimento dell’eventuale danno causato dalla mancata o dalla tardiva consegna della merce, in modo da evitare il sorgere di lunghi e dispendiosi contenziosi sul punto.

Il terzo errore da non commettere attiene al tema di passaggio del rischio: è infatti fondamentale per le parti del contratto, venditore e acquirente, poter contare su una completa conoscenza della legge alla quale dovranno fare riferimento allorché si troveranno nella situazione di dover individuare il luogo e il momento in cui avviene il passaggio di oneri e rischi relativi alla consegna della merce dal Paese di partenza al Paese di destinazione.

Ad esempio, sempre con riferimento alla Convezione di Vienna, è bene ricordare che se il venditore si impegna a rimettere la merce al compratore o al trasportatore in un luogo determinato, il rischio passa in tale momento, mentre se la vendita non implica trasporto, ovvero il compratore deve ritirare i beni presso il venditore, il rischio passa con la consegna al compratore.

In questo secondo caso, il compratore che non prende in consegna la merce sopporta il rischio di perdita o danneggiamento della merce nel momento in cui questa viene posta a sua disposizione.

Da queste informazioni appare da subito evidente come la stesura di un contratto internazionale completo e coerente, con riferimento a questi molteplici rischi, sia di fondamentale importanza per consentire di concludere l’affare in sicurezza.

In ogni caso, per prevenire ogni rischio legato a mancanza di specifiche pattuizioni sui punti che abbiamo evidenziato, il ricorso agli Incoterms® della ICC, su questo punto, riveste uno strumento di lavoro preziosissimo poiché attraverso il loro corretto utilizzo degli è possibile conferire, come già detto, una precisa interpretazione alle clausole utilizzate nel contratto di vendita internazionale.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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