Tutela dei produttori di prodotti agro-alimentari contro le pratiche commerciali sleali:direttiva UE 2019/633

Entro il 1° maggio 2021 gli Stati membri dovranno adottare le disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva UE n. 633 del 17 aprile 2019 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare.

In Italia una disciplina delle relazioni commerciali relative a prodotti agricoli e alimentari è contenuta nell’art. 62 del decreto-legge n. 1/2012, modificato dal decreto-legge n. 51/2015.

Il fine è quello di eliminare gli squilibri nel potere contrattuale tra fornitori e acquirenti di prodotti agricoli e alimentari, fornendo maggiore tutela ai fornitori.

Grazie alla direttiva UE, per la prima volta i produttori saranno tutelati da disposizioni volte, da un lato, a reprimere in toto pratiche considerate sleali a priori e, dall’altro, ad autorizzarne alcune, a patto che siano soggette ad un accordo specifico “in termini chiari ed univoci” tra fornitore e acquirente.

Per fornitore si intende qualsiasi produttore agricolo che vende prodotti agricoli e alimentari, mentre per acquirente si intende, ai fini della presente direttiva, qualsiasi impresa che acquista tali prodotti dal fornitore, in tal modo escludendo i singoli consumatori.

L’art. 3 considera al comma 1 le pratiche ritenute sleali a priori, tra cui:

1. l’annullamento di ordini di prodotti agricoli e alimentari deperibili con un preavviso tanto breve (inferiore a 30 giorni) da far presumere che il fornitore non riuscirà a trovare un’alternativa per commercializzare tale bene;

2. la modifica unilaterale da parte dell’acquirente delle condizioni di un accordo di fornitura di prodotti agricoli e alimentari relativamente a frequenza, metodo di pagamento, luogo, tempi o volume della fornitura o della consegna dei prodotti;

3. la richiesta al fornitore di pagamenti non connessi alla vendita;

4. la richiesta al fornitore di pagare per il deterioramento o la perdita di prodotti agricoli e alimentari avvenuti presso i locali dell’acquirente, qualora tali eventi non siano dovuti a negligenza o colpa del fornitore;

5. la divulgazione da parte dell’acquirente di segreti commerciali del fornitore;

6. la minaccia dell’acquirente di ritorsioni commerciali nei confronti del fornitore quando quest’ultimo esercita un diritto contrattuale e legale.

Al comma 2 del medesimo art. 3, vengono considerate invece le ipotesi di pratiche considerate sleali, e quindi da vietare, a meno che non siano state concordate tra fornitore e acquirente in termini chiari e univoci all’interno dell’accordo di fornitura. Si evidenziano, tra le altre, le seguenti pratiche:

1. l’acquirente restituisce al fornitore prodotti agricoli e alimentari rimasti invenduti, senza corrispondere alcun pagamento per i prodotti stessi o per il loro smaltimento;

2. al fornitore è richiesto un pagamento come condizione per l’immagazzinamento, l’esposizione, l’inserimento in listino dei suoi prodotti agricoli e alimentari;

3. al fornitore viene richiesto il pagamento dei costi per la pubblicità effettuata dall’acquirente relativamente ai prodotti agricoli e alimentari o dei costi del personale incaricato di organizzare spazi destinati alla vendita dei prodotti del fornitore.

Le previsioni appena descritte, secondo l’art. 3.4, sono considerate “disposizioni imperative prioritarie, applicabili a tutte le situazioni che rientrano nel campo di applicazione di tali divieti, qualunque sia la legge altrimenti applicabile al contratto di fornitura tra le parti”, in questo modo sancendo la prevalenza delle disposizioni della presente direttiva su qualunque legge diversamente applicabile.

Per una maggiore tutela, ogni Stato membro è tenuto a designare una o più Autorità di contrasto incaricate di applicare i divieti. Inoltre, i singoli Stati, al momento del recepimento della direttiva, hanno la facoltà di mantenere o introdurre norme nazionali più rigorose a tutela dei fornitori.

Sebbene la direttiva sia una tappa importante verso una maggiore tutela dei fornitori del settore, il percorso rimane lungo ed occorre ancora fare molto.

Data la situazione, dal punto di vista pratico, la tutela migliore è quella di negoziare con attenzione le clausole contrattuali proposte dagli acquirenti.


Marcello Mantelli

Avvocato in Milano e Torino

#tutelaproduttoriagricoli #contrattiinternazionali #fareaffariinsicurezza #assoenologi

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Marcello

Buonasera, grazie per la sua richiesta. Per richiedere una consulenza deve inviare un'email con il suo quesito, allegando il contratto e ogni altro documento rilevante (ad esempio scambio di email) a [email protected] forniremo un preventivo una volta ottenuto il suo consenso al trattamento dei dati personali al fine dell'evasione della richiesta. cordiali saluti La segreteria

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Matteo

Salve, Ho depositato una SECONDA versione di un mio brano, insieme ad un'altra persona, che (nel deposito stesso, da parte mia su Soundreef, da parte sua su Siae) figura come arrangiatore. Io, sempre come autore e compositore. Nei rispettivi depositi le percentuali su DEM e DRM sono così suddivise: 60% io 40% lui. La persona che doveva figurare come arrangiatore, mi ha girato il "contratto di distribuzione" della MgM (in cui invece, inaspettatamente, figura come etichetta discografica). Fino a dove arrivo a capire in ambito legale, leggendo il contratto ci sono diverse cose che, a mio avviso, non tornano. Volevo sapere come fare per richiedere una consulenza da parte vostra. Grazie in anticipo. Matteo.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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