Ucraina: contratto di franchising e diritto al pagamento delle royalties

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino 

Negli ultimi mesi, purtroppo, l’Ucraina si è trovata al centro del dibattito internazionale a seguito del conflitto bellico scoppiato in quella regione e delle relative conseguenze che ha comportato tra le quali, da un punto di vista strettamente giuridico, l’impatto sui contratti internazionali in corso.

Ad esempio, in materia di franchising, appare di estremo interesse il contenuto di una sentenza del 09.12.2020, emessa dalla Corte di Appello di Kharkiv (Ucraina), in tema di pagamento delle royalties, utile a tutti gli operatori economici che alla luce dei tragici eventi si sono visti costretti ad interrompere un contratto di franchising sottoposto alla legge ucraina.

La vicenda riguarda un contratto di franchising per lo sviluppo di un negozio di vendita di formaggi concluso nel 2014 tra una società inglese (franchisor) ed un’imprenditrice ucraina (franchisee), in base al quale quest’ultima avrebbe ottenuto il know how e i diritti di proprietà intellettuale del franchisor (cd. franchise package) a fronte del pagamento di royalties mensili pari al 4% dei ricavi e del divieto di avviare un’attività concorrente con quella del franchisor.

Il contratto ha avuto regolare esecuzione per 5 anni, fino a quando nel dicembre 2019 la franchisee ha deciso di avviare un’attività concorrente con quella del franchisor, interrompendo contestualmente l’acquisto di prodotti da parte del franchisor e il relativo pagamento delle royalties.

Il franchisor, preso atto di quanto sopra, ha pertanto notificato alla franchisee una lettera di risoluzione del rapporto e, successivamente, nel corso dei primi mesi del 2020, reiterate comunicazioni con le quali chiedeva il pagamento delle royalties rimaste in sospeso, intimando la cessazione dell’utilizzo del “franchise package” e la sottoscrizione di un atto di riconciliazione per formalizzare la cessazione del contratto.

Tuttavia, tali richieste rimanevano senza risposta da parte della franchisee.

Il franchisor ha conseguentemente deciso di ricorrere in via giudiziale contro la franchisee, ottenendo dalla Sezione commerciale della Corte d’Appello di Kharkiv una sentenza con la quale la franchisee veniva condannata alla restituzione del “franchise package”, interrompendone così l’utilizzo, e alla sottoscrizione di atto di riconciliazione con cui veniva formalizzata la risoluzione del contratto, con effetto dal mese di giugno 2020.

In merito a tali questioni la Corte di Appello si è sostanzialmente conformata al dettato del Tribunale di primo grado, mentre si è discostata da esso con riferimento ai conteggi delle royalties dovute dalla franchisee al franchisor per il periodo dicembre 2019-giugno 2020 e alla connessa richiesta di pagamento formulata dal franchisor.

Infatti, la Corte d’Appello ha respinto la richiesta di pagamento delle royalties relative a tale periodo, accolta dal Tribunale di primo grado, così come quantificate dal franchisor sulla base della media dei dati relativi ai primi 11 mesi del 2019, durante i quali il contratto aveva avuto regolare esecuzione.

Tale decisione è stata assunta con specifico riferimento alle peculiarità del contratto di franchising, che non prevede né che il calcolo delle royalties venga effettuato sulla base di dati medi relativi a periodi precedenti né che il relativo pagamento avvenga in caso di effettiva assenza di attività commerciali.

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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