Un buon cliente per un buon avvocato

Che cosa vuole il cliente dal proprio avvocato? Che cosa spinge una persona a scegliere un avvocato piuttosto che un altro? Tutti vogliono il meglio per se stessi ma cosa significa essere un buon avvocato?

Quando entriamo nello studio di un avvocato, portando con noi (dentro di noi) ingiustizie subite, vogliamo risposte chiare, semplici. Molto spesso però vorremmo che queste risposte coincidano con ciò che ci piacerebbe sentirci dire. Siamo costantemente in cerca di conferme: “Avvocato io ho ragione, perché avvocato la verità è che è andata così…Il giudice lo capirà e noi vinceremo questa causa vero?…La vinceremo perché non può che andare così, giusto?..” Ci ancoriamo con tutta la forza ai nostri ragionamenti, ai nostri pensieri, alle nostre vite.

Ma il buon avvocato non ha certezze. Il buon avvocato è un essere umano, è questa l’unica certezza. Il cliente molto spesso non vuole davanti a se qualcuno che lo possa contraddire, vorrebbe un riflesso pronto a muovere le labbra per dire ciò che vuole sentirsi dire. Allora forse a monte bisognerebbe porsi un’altra domanda: “Chi è il bravo cliente?” Non solo quello che dice tutta la verità, nient’altro che la verità ma chi sa ascoltare e mettersi per un momento da parte per lasciare spazio a quella cosa che si chiama “fiducia professionale”.

Nel momento in cui ci si affida a un buon avvocato, nel momento quindi che si compie una scelta, ci si mette nelle mani di quel professionista. L’atto di fiducia è sempre un atto difficile perché ci spinge a uscire da noi, ci spinge a comprendere che non tutto dipende da noi, ci fa capire che non tutto si può capire. E’ un accettare i propri limiti insomma.

Per questo è importante scegliere bene di chi fidarci, esattamente come nella vita.

 Che vuol dire “grande avvocato”? Vuol dire avvocato utile ai giudici per aiutarli a decidere secondo giustizia, utile al cliente per aiutarlo a far valere le proprie ragioni. Utile è quell’avvocato che parla lo stretto necessario, che scrive chiaro e conciso, che non ingombra l’udienza con la sua invadente personalità, che non annoia i giudici con la sua prolissità e non li mette in sospetto con la sua sottigliezza: proprio il contrario dunque di quello che certo pubblico intende per “grande avvocato”.

Piero Calamandrei
Politico, avvocato e accademico italiano

C’è un’altra cosa in cui credo. Si tratta della famosa “legge del setaccio”. Una persona buona che vuole far valere i propri diritti secondo giustizia può essere a volte “raggirata” perché consigliata male o commettere semplicemente un errore di valutazione (anche il cliente/la cliente è un essere umano) e finire nelle mani di chi buon senso, preparazione e umanità ne ha ben poca (ce ne sono tanti di avvocati così, ne è pieno il mondo, perché è pieno il mondo di persone così). Ma durerà il tempo di un soffio.

Come si fa a capire se un avvocato mente?  Semplice gli si muovono le labbra
dal film “L’ uomo della pioggia

Tra avvocato e cliente si deve instaurare un rapporto di collaborazione che non centra nulla con l’amicizia (è sbagliato scambiare l’avvocato per uno psicologo). Questa collaborazione deve portare i due a dare il meglio, proprio come una squadra. Non sempre la squadra vince ma non sempre dipende dall’allenatore o dal giocatore. A volte vengono dati falli che non dovrebbero essere assegnati; a volte si sbaglia il calcio di rigore, anche se si è tecnicamente perfetti perché il vento ti fa volare un moschino nell’occhio…Questo si chiama rischio. E allora?…E allora si torna negli spogliatoi, non privi di rammarico, per prepararsi alla prossima partita perché se allenatore e giocatore valgono; se allenatore e giocatore si rispettano; se allenatore e giocatore si ascoltano conquistano punti importanti per la fine del campionato.

Marcello Mantelli                                    
Avvocato in Milano e Torino

Dr.ssa Barbara Bosio
Linguaggi dei media|Scrittura e Produzione per la fiction e il cinema

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