Un virus che si diffonde dai pc dei dipendenti ai pc dell’azienda può essere considerato una causa di forza maggiore? Come preparare l’impresa allo smart working sicuro

Alla luce delle possibili sospensioni e/o interruzioni della normale attività presso la sede dell’impresa causate dalla crescente minaccia del Coronavirus (CoViD-19), le imprese stanno predisponendo, ove possibile, tutte le misure necessarie per consentire a gran parte o a tutta la forza lavoro di lavorare da casa attraverso il cosiddetto smart working.

Tuttavia, mentre le imprese sono impegnate a preparare piani di emergenza IT, così da ridurre quanto più possibile i rischi legati al ritardo nell’adempimento dei propri obblighi di consegna delle merci ai propri clienti e/o distributori, un’altra categoria di “esperti IT” si sta preparando a sfruttare il periodo di emergenza: gli hacker.

Occorre infatti tenere in considerazione un aspetto niente affatto secondario rispetto a tutte le problematiche che le aziende stanno affrontando in questo periodo di difficoltà legato al diffondersi dell’epidemia, ovvero il fatto che maggiore è il numero di persone che lavorano da casa, e in generale fuori dai locali dell’impresa, maggiori sono i rischi per la sicurezza aziendale.

Infatti, gli hacker sono ben consapevoli che i dipendenti che accedono da remoto alla rete aziendale spesso lo fanno attraverso l’utilizzo di router e computer domestici obsoleti che non sono stati sottoposti a scansione antivirus da molto tempo piuttosto che da un WiFi messo a disposizione da uno Starbucks o da un altro locale, lasciando talvolta gli schermi dei laptop con le informazioni dell’azienda ben visibili mentre ritirano il loro “Moka Coffee”.

Per garantire che i dati dell’azienda rimangano sicuri occorrerà operare un check dei contratti con i propri fornitori di software per verificare la sicurezza dei sistemi antivirus così come dei contratti con i dipendenti e in generale con tutti i soggetti integrati nella propria rete vendita (agenti, distributori) in modo da verificare l’esistenza di politiche di accesso protetto alla rete della società oppure di predisporle, nel caso non fossero presenti.

Sarà poi necessario inviare comunicazioni ai propri dipendenti e/o collaboratori che operano in tutte le aree di maggiore preoccupazione, con riferimento alla diffusione dell’epidemia CoViD-19, così da raccomandare l’adozione di strumenti che garantiscano un accesso sicuro alla rete.

Un altro aspetto da prendere in esame sarà quello relativo al controllo e alla eventuale rinegoziazione delle polizze assicurative dell’impresa con riferimento alla presenza o meno di garanzie di copertura contro i rischi informatici, ad esempio nei casi di introduzione di virus nel sistema informatico aziendale, che dovessero comportare l’interruzione dell’attività.

Infine, occorrerà controllare tutti gli accordi in corso con clienti e fornitori, per verificare la presenza o meno di una clausola di forza maggiore all’interno dei testi contrattuali che regolano il rapporto e, se del caso, verificare se un virus, sia umano sia informatico, possa essere considerato come un evento di forza maggiore che potrebbe giustificare il ritardo nell’adempimento delle proprie prestazioni.

Anche sotto questo punto di vista, una adeguata strategia legale finalizzata all’adozione delle misure indicate consente di preparare e attrezzare adeguatamente l’impresa per gestire in sicurezza le possibili sospensioni e/o interruzioni dell’attività correlate all’epidemia CoViD-19.

Occorre in sostanza, in questa fase critica, gestire e ridurre quanto più possibile i rischi di inadempimento contrattuale, tenuto conto che a mano a mano che la diffusione del Coronavirus continua, le ripercussioni sull’operatività e sulla “salute economica e finanziaria” delle imprese diventano sempre più chiare.

Luca Davini
Avvocato in Milano e Torino

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Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

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gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

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Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

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gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

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Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

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