Vendere in Portogallo: consigli pratici per la gestione di contratti di vendita, agenzia e distribuzione internazionale

Secondo uno studio della ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) l’export di prodotti Made in Italy verso il Portogallo ammonta – a fine 2018 – a 4211 milioni di euro (fonte: Mise), in particolare per quanto riguarda prodotti tessili, chimici, macchinari e apparecchiature.

Considerato il potenziale degli scambi tra un esportatore italiano e un acquirente con sede in Portogallo, nel procedere con la redazione di un contratto di vendita, occorre tenere presente quanto segue:

1 – il Portogallo è uno dei pochi Paesi dell’Unione europea (in compagnia di Regno Unito, Irlanda e Malta) a non aver firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sulla vendita internazionale di merci (Vienna, 1980, in seguito la Convenzione). Ne consegue che, qualora si voglia predisporre l’applicazione della Convenzione ai contratti di vendita tra un esportatore italiano e un partner portoghese, il consiglio pratico è quello di prevedere all’interno del contratto una clausola specifica di scelta della Convenzione e della legge italiana per quanto non regolato dalla predetta Convenzione.

In questo modo, infatti, sarà possibile applicare le disposizioni relative a forma e conclusione del contratto, obbligazioni delle parti, responsabilità in caso di inadempimento, parametri di conformità della merce e conseguenti tempi di denuncia di eventuali difetti, tutti argomenti precedentemente trattati su questo blog;

2 – il Portogallo ha invece aderito alla Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione di lodi arbitrali internazionali. Per tale motivo le imprese contraenti potranno valutare di ricorrere all’arbitrato come metodo di risoluzione delle controversie in caso di contenzioso in alternativa al giudice nazionale europeo, sempre a condizione che l’operazione economica ne giustifichi i costi. Per un ulteriore approfondimento sui pro e contro di tale scelta, si veda l’articolo recentemente pubblicato su questo blog in tema in materia di arbitrato internazionale;

3 – in caso di controversia davanti al giudice portoghese, il sistema della giustizia prevede tempi piuttosto lunghi, circa 755 giorni, per lo svolgimento di un procedimento di merito di primo grado, inclusa la fase esecutiva ad esso relativa, contro i circa 580 giorni dei Paesi OECD ad alto reddito. I costi sono contenuti (circa il 17,2% del valore della causa rispetto al 21,5% registrato negli altri Paesi) e la qualità del procedimento risulta essere nel complesso buona, anche se – al pari di quanto visto nel caso della Spagna – non si registra la presenza di un tribunale specializzato per le cause di natura commerciale;

4 – con riferimento all’ordinamento interno portoghese, occorre fare attenzione a sottoporre il contratto alla legge portoghese in quanto la giurisprudenza nazionale applica, a certe condizioni, un’indennità di fine rapporto in favore del distributore (oltre che naturalmente per l’agente di commercio come in tutta l’UE).

Attenzione quindi anche alle relazioni commerciali continuative già in corso non regolate da un contratto perché potrebbero, se inquadrabili nella distribuzione internazionale portare al pagamento di un’indennità in favore del cliente alla fine del rapporto.

Contratto di agenzia

Per quanto concerne il contratto di agenzia, il Portogallo ha attuato la direttiva 86/653 CEE (così come l’Italia). Ciò comporta un assetto di diritti ed obblighi sostanzialmente equivalente per i punti essenziali del rapporto di agenzia per i due paesi e per tutti i paesi dell’Unione.

Con specifico riferimento alle condizioni del diritto all’indennità di cessazione del rapporto in favore dell’agente, secondo la direttiva citata, sia in Italia che in Portogallo questa viene riconosciuta in maniera inderogabile, a patto che siano presenti le seguenti condizioni:

– l’agente ha aumentato il numero dei clienti o gli affari con i clienti esistenti;

– si ritiene che il preponente riceverà sostanziali vantaggi dall’attività svolta dall’agente;

– l’agente non riceverà nessuna retribuzione sugli affari conclusi dal preponente con i clienti a seguito della cessazione del rapporto.

L’indennità così predisposta viene dunque individuata nel massimo di un anno di provvigioni calcolato sulla media delle provvigioni percepite negli ultimi 5 anni di rapporto o, se si tratta di un rapporto di durata inferiore, l’importo è calcolato sulla media del periodo. Tuttavia, bisogna considerare che l’ammontare massimo viene di norma ridotto dalle corti portoghesi.

Contratto di distribuzione

Il contratto di distribuzione non viene disciplinato dal codice civile portoghese essendo (come nel nostro Paese) frutto dell’autonomia contrattuale (ex art. 405 codice civile portoghese).

Per quanto riguarda l’indennità di fine rapporto del distributore, questa viene prevista dalla giurisprudenza applicativa in favore del distributore a seguito di una espressa pronuncia della Suprema Corte portoghese del 12 maggio 2016. Con riferimento poi agli aspetti specifici relativi alle modalità di determinazione di tale indennità, si applicano per analogia le norme sull’agenzia.

Dal punto di vista pratico si consiglia quindi di analizzare le situazioni di fatto continuative (i.e senza contratto formale) in corso da tempo con distributori portoghesi per verificare se siano o meno inquadrabili nella distribuzione/concessione di vendita e, nel caso il rapporto sia inquadrabile nella distribuzione/concessione di vendita, valutare alla luce di un’analisi economica delle somme che potrebbero essere dovute alla fine del rapporto se procedere a regolare con un contratto scritto il rapporto commerciale prevedendo, tra l’altro, l’applicazione della legge italiana e del foro italiano.   

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

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