Vendita al consumo online: attenzione al pulsante di inoltro dell’ordine

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino

Con sentenza del 7 aprile 2022 (causa C-249/21) la Corte di Giustizia dell’Unione europea si è recentemente espressa circa la corretta espressione da utilizzare sui pulsanti di inoltro degli ordini nella conclusione di una vendita al consumo online.  

La vicenda nasce nel 2018: un consumatore navigava su una nota piattaforma di prenotazioni alberghiere online, quando, visualizzando l’annuncio di una società tedesca che affittava camere di albergo, decideva di procedere alla prenotazione; cliccava dunque sul pulsante “prenoto” e dopo aver inserito i dati richiesti, cliccava sul pulsante contenente l’espressione “completa la prenotazione”.

Successivamente il consumatore non si presentava in albergo e si vedeva addebitate integralmente le spese di cancellazione. A seguito del mancato pagamento di quanto richiesto, l’albergatore adiva il giudice tedesco per recuperare il proprio credito.

L’albergatore sosteneva in giudizio che il consumatore aveva concluso un contratto vincolante, avendo cliccato su un pulsante la cui dicitura “completa la prenotazione” soddisfaceva l’obbligo di cui all’art. 3 del Codice civile tedesco (BGB), che recepisce nell’ordinamento tedesco l’art. 8, comma 2, secondo capoverso della direttiva europea 2011/83 sui diritti dei consumatori. Tale articolo impone che il pulsante di inoltro dell’ordine contenga l’espressione facilmente leggibile ordine con obbligo di pagare”, o una qualsiasi inequivocabile espressione equivalente.

Il giudice adito, avendo rilevato delle incertezze circa l’interpretazione della normativa europea, sospendeva il procedimento per sottoporre la questione in via pregiudiziale alla Corte di giustizia europea, chiedendo conferma se ai sensi dell’ art. 8, paragrafo 2, secondo comma della direttiva 2011/83 per gli ordini di acquisto online, l’esistenza di un obbligo di pagamento per il consumatore si dovesse desumere soltanto dalla dicitura del pulsante di inoltro dell’ordine cliccato dal consumatore, ovvero se si potesse desumere anche dal contesto.

Sul punto la Corte di Giustizia ha preliminarmente ricordato gli obblighi informativi – previsti dalla direttiva 2011/83 – cui è obbligato il professionista che concluda con il consumatore una vendita online:

fornire al consumatore, direttamente prima dell’inoltro dell’ordine, le informazioni essenziali relative al contratto;

informare espressamente detto consumatore che, inoltrando l’ordine, quest’ultimo è tenuto all’obbligo di pagare;

Ha pertanto ritenuto che dal tenore letterale della norma fosse possibile dedurre pacificamente che, affinché il consumatore possa ritenersi validamente vincolato dall’ordine concluso con mezzi elettronici, è strettamente necessario che il pulsante di inoltro dell’ordine riportarti una dicitura facilmente leggibile e inequivocabile indicante che il fatto di inoltrare l’ordine implica l’obbligo, per il consumatore, di pagare il professionista, non potendosi desumere tale obbligo da altre contestuali informazioni.

Ha precisato che tale verifica – di esclusiva competenza del giudice di rinvio – deve essere condotta considerando il significato che l’espressione utilizzata dal professionista ha nel linguaggio corrente, così come nella mente del consumatore medio, al fine di concludere se questa possa essere necessariamente e sistematicamente associata al sorgere di un obbligo di pagare.

Ha inoltre specificato che ciascuno Stato membro è autorizzato ad “ammettere che il professionista utilizzi qualsiasi altra formulazione corrispondente, a condizione che quest’ultima sia inequivocabile quanto al sorgere di tale obbligo”.

È quindi essenziale che i fornitori di servizi a distanza verifichino la corrispondenza terminologia utilizzata sulle proprie piattaforme di prenotazione e di vendita on-line la accuratezza e la non ambiguità della terminologia utilizzata nell’ottica della massima chiarezza.

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Marcello

Temo che lei non abbia inquadrato correttamente la questione dal punto di vista giuridico.Saremo lieti di fornirle un preventivo per erogare una consulenza alla luce dell'esame del contratto, della corrispondenza intercorsa e della legge applicabile.Nel caso intenda richiedere un preventivo può scrivere a [email protected] esponendo i suoi quesiti. cordiali saluti

VAI AL COMMENTO
gabriele

per quanto riguarda i 3 months notice ricevuta (avevo chiesto 6 mesi di preavviso, essendo agente esclusivo per l'Italia da 18 anni)mi e' stata negata, nonostante anche l'Inghilterra abbia sottofirmato gli accordi Europei, mi hanno risposto che fa fede la corte inglese che prevede comunque non piu' di 3 mesi. Mi vedo costretto ad accettare, non potendo chiaramente accollarmi delle spese di un legale che operi in Inghilterra. Ma quello che desidero essere certo,e' che con la data della notifica di disdetta inviatami, sia certo che io sono loro agente x i tre mesi rimanenti e la mandante non puo'personalmente o con un nuovo agente operare sul territorio Italiano prima dello scadere dei 3 mesi. Ad esempio ,contattare i miei clienti e programmare una campagna vendite.

VAI AL COMMENTO
Marcello

La risposta precedente era generica e a titolo di cortesia. Come potrà comprendere non possiamo fornire una consulenza senza aver studiato il caso.

VAI AL COMMENTO
gabriele

Quindi, se io non accetto una dilazione dell'indennita' dovuta ed accettata , la legge inglese prevede che la mandante mi debba liquidare in un'unica soluzione?

VAI AL COMMENTO
Marcello

Buongiorno, in linea di principio il pagamento dell'indennità, se legalmente dovuta, dovrebbe essere effettuato in un' unica soluzione ma le parti possono concordare diversamente. cordiali saluti Marcello Mantelli

VAI AL COMMENTO

Seguici su