Vendita internazionale e denuncia difetti di conformità: la sentenza della Corte Suprema austriaca

Marcello Mantelli
Avvocato in Milano e Torino


Il 16 dicembre 2015 la Corte Suprema austriaca si pronunciava su un caso inerente l’inadempimento dell’obbligo dell’acquirente di esaminare la merce nel contesto di un contratto di vendita internazionale.

La controversia alla base della decisione scaturiva dalla vendita dell’opera d’arte «New Coke 1985», esemplare unico di serigrafia a mano. L’opera veniva acquistata – già incorniciata – per 70.000 euro dall’amministratore delegato di una società presso la galleria del venditore, senza che le condizioni o eventuali difetti della stessa fossero discussi prima della conclusione del contratto.

Entro due anni dall’acquisto, nel febbraio 2013, l’acquirente notava difetti nella stampa e decideva di far realizzare da un esperto una nuova cornice. Dall’operazione emergevano difetti significativi celati sotto il vetro di copertura che non erano visibili ad occhio nudo al momento dell’acquisto.

L’acquirente informava il venditore dei difetti documentandoli e chiedendo il rimborso integrale del prezzo di acquisto, sostenendo che i vizi riscontrati pregiudicavano irrimediabilmente la conformità e dunque la commerciabilità dell’opera. Il venditore respingeva tale richiesta eccependo la tardività della denuncia dei vizi, oltre a rilevare l’insussistenza di una significativa violazione del contratto di vendita.

I giudici di primo e secondo grado, dopo aver affermato l’applicabilità della Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di merci (c.d. Convenzione di Vienna, CISG), accoglievano le richieste avanzate dall’acquirente, ritenendo che la stampa presentasse difetti tali da privare l’acquirente di ogni interesse a concludere il contratto.

Inoltre, gli organi giudiziari aditi riscontravano che l’acquirente, in qualità di privato, si fosse ragionevolmente affidato all’esperienza del venditore in merito alla comunicazione di eventuali vizi e che tale circostanza lo esentasse dall’obbligo di ispezionare dettagliatamente la stampa al momento dell’acquisto.

La questione giungeva al vaglio della Corte Suprema, che confermava la condanna del venditore per inadempimento contrattuale essenziale ai sensi dell’articolo 25 della CISG. Secondo la Corte, è naturale e prevedibile che l’acquirente di opere d’arte perda qualsiasi interesse per la merce in caso di constatazione di difetti che comportino una rilevante riduzione del valore dell’opera. Inoltre, la Corte accertava l’incommerciabilità dell’opera, come risultava dai tentativi infruttuosi del venditore.

Per quanto riguarda l’obbligo dell’acquirente di esaminare la merce e di notificare al venditore la non conformità della merce ai sensi degli articoli 38 e 39 CISG, la Corte ha ritenuto che un periodo di esame e di preavviso di quattordici (14) giorni debba essere considerato ragionevole ed appropriato, a meno che circostanze particolari non giustifichino una riduzione o una proroga di tale termine.

Nel caso di specie, l’acquirente comunicava i difetti al venditore molto tempo dopo i quattordici (14) giorni dalla consegna dell’opera, ma entro 14 giorni dall’effettiva conoscenza dei difetti. La Corte ha affermato che l’acquirente sarebbe stato tenuto ad esaminare la merce in modo completo, vale a dire a rimuovere la cornice della stampa, solo se avesse acquistato l’opera d’arte nell’esercizio della sua attività abituale. Tuttavia, l’acquirente,( attivo nel settore della costruzione di impianti) acquistava l’opera d’arte a puro scopo decorativo, vale a dire per esporla nei suoi locali, come era noto al venditore fin dall’inizio, ragion per cui secondo la Corte era esentato dall’obbligo di un esame approfondito dell’opera al momento dell’acquisto.  

Alla luce di queste considerazioni il termine per la denuncia di non conformità decorreva quindi dal momento in cui l’acquirente veniva informato dei difetti da un esperto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha ritenuto non tardiva la denuncia di non conformità dell’acquirente e ha confermato le precedenti decisioni che accoglievano le domande dell’acquirente.

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Marcello

Buongiorno, non si tratta di mobbing ma appare piuttosto una violazione dell'esclusiva dell'agente.Occorre esaminare il contratto e individuare la legge applicabile per verificare il perimetro dell'esclusiva.Può scrivere direttamente al nostro indirizzo email [email protected]

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Felice

interessante, e se fosse la mandante tedesca a fare mobbing in svariate forme x ostacolare un agente esclusiva italiano settore industria ( acciaio)da 30anni. piazzandogli un distributore nel paese all improvviso.?

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Felice zanellini

interessante, e se fosse la mandante tedesca a fare mobbing in svariate forme x ostacolare un agente esclusiva italiano settore industria ( acciaio)da 30anni. piazzandogli un distributore nel paese all improvviso.?

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Mantelli Davini Avvocati Associati

Buongiorno, grazie per la sua richiesta. Non disponiamo di modelli generali di contratto. Tutti i contratti sono realizzati su misura caso per caso per la migliore tutela del cliente, dato che le situazioni giuridiche variano da caso a caso.

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Mario

Avete un facsimile di accordo tra Distributore/etichetta e Artista ? Se si, vorrei leggerlo. Grazie, saluti. Mario Comendulli [email protected]

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