Vendite internazionali del vino Made in Italy: l’export del 2019 chiuderà in crescita. E da Bruxelles arrivano le prime politiche anti-dazi.

L’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor ha di recente anticipato che secondo le stime l’export del vino italiano chiuderà in crescita anche il 2019, segnando un +2,9% sul 2018, collocandosi al secondo posto, dopo la Francia, tra le sette superpotenze esportatrici enologiche mondiali (Francia, Italia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Cile, USA).

Il Made in Italy è in recupero con i vini fermi (+3,3%), mentre gli sparkling rallentano a +5,8%. Penalizzati dal calo dei prezzi gli sfusi (-10%).

Nel dettaglio, la domanda di vino italiano ha visto il Giappone campione di crescita (+17%), spinto positivamente dal recente accordo con l’Unione Europea, seguito da Russia (+11,1%) e Canada con (+6,2%). Bene gli Usa (+5%).

Sul fronte europeo invece Bruxelles ha di recente varato la prima politica anti-dazi in favor dei vini europei, contro le tariffe imposte dall’Amministrazione Trump che hanno colpito i vini spagnoli e francesi (risparmiati però spumanti e Champagne), risparmiando per ora i vini italiani.

Le nuove misure Ue, richieste a gran voce proprio da Parigi e Madrid, prevedono uno stanziamento di 300 milioni di euro per la promozione del vino (senza stanziare un budget aggiuntivo bensì rendendo più flessibili le regole sulla promozione), di cui potranno beneficiare anche i vini italiani.

Sarà possibile elevare il tetto del cofinanziamento Ue fino al 60% (prima limitato al 50%) degli investimenti previsti in promozione (Francia e Spagna chiedevano fino al 100%).

Ma soprattutto sarà eliminato il vincolo dei 5 anni, che limitava la possibilità di investire in promozione su un singolo mercato per un massimo di 5 anni, dopodiché era obbligatorio modificare il paese target pena la perdita dei fondi europei.

Avv. Luca Davini
Avv. Massimiliano Gardellin

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